martedì 16 ottobre 2018

Mi presento


Largo Europa Padova
Maurizio Bianco, classe 1956, di Albignasego (Padova), Italia, single, due figlie; riservato, ma aperto al dialogo e all’amicizia sincera, comprensivo, cordiale, altruista. No fumo, no alcol, no droga. Mi piace passeggiare, fare giri in bicicletta, inoltrarmi nella campagna padovana, isolandomi per ascoltare la natura, il cinguettio degli uccelli, il vento tra gli alberi. Di professione: disegnatore meccanico tecnico al tavolo, ora disegnatore CAD 2D, 3D (programma Fusion 360), web design, grafico e designer. Ho subito mobbing (politico) nella scuola e nella società dal 1994 al 2004 con conseguenze fino al 2019. Sono stato sposato dal 1977 al 2013. Scrittore occasionale, ho scritto un libro autobiografico "Ritorno alla Democrazia" e "Il Mobber". Il mio primo grande Amore: la mia Famiglia. Il mio dovere: ho amato la mia famiglia, sono stato un buon marito e un buon papà, ho educato bene i miei figli. L’ orgoglio: le mie figlie. Un Natale speciale: il 1998. Il bel compleanno d’ Amore e una Nuova Fede: 1994. Il compleanno con un regalo speciale: 1996. Il compleanno amorevole con un bel ricordo musicale: 1997; con un bel ricordo d’ Amore: 1998. La visita ad una città con la mia famiglia: Venezia, aprile 1994, Ferrara, aprile 2011; Udine, Gorizia, dicembre 2011. La visita ad una città con mia moglie: Venezia 1976, S. Marino, Assisi, Gubbio 1996, Milano 1999, Verona 2001, Treviso 2002, Asolo (TV) 2002, Bolzano 2011. Una giornata sulla neve con la mia famiglia: Lavarone (VI), gennaio 1996. Una giornata al mare d’inverno con la mia famiglia: febbraio 1996. Le vacanze estive con la mia famiglia: Bardolino 1981, Lignano 1982, Asiago 1984; S. Vincenzo, Firenze, Pisa 1985, Istria 1998. Un’ estate che non dimenticherò: 1976. Un’ estate di attesa: 1977. Un’ altra estate, di ancora attesa: 1987. La prima estate con la mia famiglia: 1978. Un ultimo dell’ anno che non dimenticherò: 1975. Un Natale con un accordo d’ Amore: 1976. Un anno di speranza: 1994. L’anno del cambiamento: 2000. Un anno, ancora di cambiamento: 2005. Un Natale di speranza: 2005. Un anno ancora di speranza: 2006. Rimettermi in gioco: 2008. Verso la responsabilità: 1970. La prova della vita: 1972. L’ anno: 1974. La fine di un amore: 2018. Una visita personale ad una città: Pordenone, Belluno, Cremona, Bologna, Mantova, Brescia. L’ entusiasmo: essere nonno di due bellissime nipotine. Il tesoro più grande: aver amato i miei genitori poveri e da loro aver imparato la loro modestia. Le qualità: creativo nel lavoro e ambizioso nella professione; responsabile, preciso, puntuale. La presunzione: fare il primo passo. L’ attitudine: al lavoro. Il giudizio altrui: se è negativo, il contrario di quello che si dice. Il bene prezioso: la libertà. La squadra: L’ Inter. Il diritto: la persona, le libertà della persona, il diritto al lavoro. La dichiarazione: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo del 10 dicembre 1948. La carta dei diritti: la Costituzione. La coscienza e il valore: pari diversità, pari diritti, pari dignità, pari voce. La Democrazia: accettare i Diversi e non far loro del male. Le qualità morali: la Lealtà nei semplici rapporti tra le persone; la Responsabilità in ogni nostra azione non morale. Lo stile di vita: semplice, moderato, modesto; si a qualsiasi tipo di musica; un buon fumetto vecchio di una volta da Capitan Miki, Blek, Comandante Mark, qualche Classico della Disney. Il libro per ragazzi delle elementari: “Cuore” di De Amicis. Il mio primo regalo: un trenino elettrico. La mia prima moto: Lambretta Innocenti 125 del 1972. Il mio primo profumo: Brut. Il mio primo pacchetto di sigarette: le Roy. I primi occhiali da sole: Ray – Ban. La mia prima auto: Mini Minor Cooper 1000 del 1968. Il mio primo orologio: Jacques Girard Geneve . La mia prima bicicletta: una Torpado dell’Atala. La mia prima penna: una Parker. Le canzoni: “Amore Nei Ricordi" della Bottega dell’Arte (1976), “Fianco A Fianco” di Nek, “Dentro di Me Ti Scrivo” di Mango, “Sulla Terra Io E Lei” di Cocciante. Il miglioramento: una fonte di energia pulita, ecologica e non inquinante in zona; la famiglia con qualsiasi tutela, lavoro in primis, dignità, rafforzo, incoraggiamento, riunione, valorizzazione, e alcune regole, in generale per migliorare. L’auto: il Volkswagen Golf GTD del 1986; l’aereo: il Boeing; il film di Natale: La Vita E’ Meravigliosa di Frank Capra del 1946. Il film di Natale per bambini: Mary Poppins del 1964; lo sport: l’atletica; la moda: anni ’80; l’indumento di abbigliamento preferito: la camicia, la polo; lo stile: casual; la moda dei miei tempi da giovane: il jeans; il tessuto: il tweed; l’arte: contemporanea; il mobile: la credenza in legno naturale; gli anni della mia giovinezza: anni ’60 e ’80; la nazione dopo l’Italia: la Nuova Zelanda; la città amica dopo Padova: Venezia; la città tranquilla: Treviso; la città distinta: Verona; i bei tempi per me: anni ’80; il libro di educazione civica alle superiori: “L’Uomo Sociale” del 1972. Le creazioni: il lexington mode line, una linea di moda dai colori naturali; il lexington football, una squadra di calcio dilettanti;  il partito: Movimento per la Libertà; il personaggio dei fumetti: Julia.

Contatto E-mail: maurblek@libero.it       Tel. 3490866322


La mia vita


Via S. Fermo 47
C’è una zona della Padova storica, che considero tra le più belle e suggestive della città, ed è quella dove ho vissuto i miei migliori anni, gli anni della mia fanciullezza, i mitici anni ‘60. Percorreremo un itinerario che va da via San Fermo a via Bartolomeo Cristoforis attraverso le caratteristiche vie medievali di Padova. Via San Fermo, è una via che si snoda da via Dante a Piazza Garibaldi, ed è divisa in due zone, una pedonabile con sbocco in piazza Garibaldi fornita di negozi di moda, gioiellerie e servizi, l’ altra transitabile, con sbocco in via Dante, fornita pure questa di negozi. In questo ultimo tratto di strada, sono nato io, il 26 giugno del 1956, al civico 47, ultimo piano, in una soffitta, adibita ad attico con una bella terrazza al suo interno, da genitori modesti, che amo moltissimo per avermi messo al mondo. Ci sarà pure una terza figura, che reputo essenziale e che ci seguirà per molti anni: la mia nonna Ida, la mamma di mio padre. Il caseggiato, antico, posto di fronte ad un grande magazzino di abbigliamento dal nome Oviesse (una volta si chiamava Standa), ha nel suo sottoportico un bar, ritrovo di giovani e meno giovani inneggianti alla moda dello spritz. In questa casa, io e i miei genitori e la mia nonna ci siamo rimasti fino al 1959, per poi trasferirci a Cremona per un anno e, poi di nuovo Padova in Corso Vittorio Emanuele II in un piccolo appartamentino fino al 1961; poi, sempre in affitto in una casa in Via Armistizio, in zona Paltana fino al 1962, quando nacque mia sorella. Il ricordo essenziale rimane la via dove sono nato e la via dove ho vissuto i maggiori anni della mia fanciullezza. Percorriamo, quindi via S. Fermo dal luogo dove sono nato in direzione di Via Dante, una deviazione a destra ci fa oltrepassare la Porta di Ponte Molino, la porta della prima città fortificata risalente al XI secolo, con il suo ponte e la sua Edicola Sacra posta al centro dedicata alla Madonna del Carmine. Passiamo il ponte e oltrepassiamo la strada e, tenendoci a destra scorgiamo all’ angolo un edificio ancora in piedi a monito di una certa tirannide che dominò Padova nel 1200. In fondo notiamo la Chiesa del Carmine, dove da bambino ero solito frequentarla, pure, ai giorni nostri e, dove nel 1963 presi la mia prima S. Comunione. Una lunga via di sottoportici ci accoglie facendoci respirare l’ aria del medioevo: ed è via Savonarola, una lunga via che finisce in una porta vecchia di entrata della città fortificata, edificata al tempo della Repubblica di Venezia dalla quale prende il suo nome, Porta Savonarola. Via Savonarola, un tempo era una vecchia via d’ ingresso alla città, molto trafficata, ora è stata sostituita dall’attuale Corso Milano, ampia via edificata intorno agli anni ‘60, con palazzi moderni, negozi e uffici. A metà della via Savonarola scorgiamo Ponte San Leonardo, antico ponte di pietra risalente al 1468 che oltrepassa il Piovego, un canale che divide in due la città realizzato dalla Repubblica di Venezia al tempo della sua dominazione. Qui da bambino venivo spesso a giocare a figurine di calciatori della Panini sul ponte, o a vedere dei ragazzi un po’ più vecchi di me che pescavano. Di auto negli anni ‘60 non se ne vedevano molte, notavi solo biciclette e tante persone a piedi. C’era una edicola nel crocevia del ponte e, che ora non c’è più, dove mio padre mi comperava Capitan Miki e il Grande Blek, due eroi dei fumetti. Al di là del ponte il famoso fornaio San Leonardo c’è ancora. Qui venivo, ogni mattina nel mio percorso a scuola, per acquistare un pane fresco da aggiungere alla colazione preparata dalla mamma per la mensa scolastica presso il Patronato del Santo, scuola elementare in zona Duomo che ho frequentato per tre anni. Da qui, prendiamo via Cristoforis, pure questa, una via medievale che si inoltra verso la zona del ghetto ebraico, lasciandoci sulla sinistra un caseggiato storico, il famoso Palazzo Savonarola del XV secolo, e restaurato nel 1967. Il ghetto ebraico è una delle tante caratteristiche della città, come di altre città italiane: era una zona riservata esclusivamente agli ebrei al tempo della loro persecuzione durante il medioevo. Era una città dentro la città e la zona aveva pure come caratteristica di avere il suo camposanto ebraico. Nel nostro caso padovano di camposanti ne abbiamo addirittura due, tagliati in due da via Campagnola. All’angolo del Palazzo Savonarola, c’era una volta una drogheria l’ “Antica Sagea”, e che ora non c’è più; la drogheria era un caratteristico negozio molto in voga in quel tempo, di prodotti vari, con scaffalature di legno, per collocarvi qualsiasi materiale e prodotto. Vi si poteva trovare colori per gli imbianchini, grandi barattoli di caramelle, e prodotti per l’igiene della casa. Qui, venivo spesso per acquistare 100 lire di cemento per mi serviva per realizzare le mie piccole case in cemento che eseguivo nel giardino della mia abitazione. Percorriamo i sottoportici e arriviamo in prossimità di una laterale: è via Campagnola, una via detto prima, che divide due camposanti ebraici. In fondo alla via si scorge ancora la grande scuola elementare “Cesarotti Arria” di via Isidoro Wiell, dove ho frequentato la prima e la quarta elementare. Mentre per la seconda, la terza e la quinta frequenterò il Patronato del Santo, che ora non c’è più, una scuola di preti in zona Duomo, dove fui vittima di violenza (un prete mi staccò un orecchio durante l'ora di ricreazione alzandomi di peso); mio padre non lo denunciò! In prossimità di questa laterale, vi erano dei negozi, che ora non ci sono più: una vecchia latteria, posta all’angolo dove venivo spesso a prendere con 110 lire, il latte per la mamma, in bottiglia con vetro da rendere, e cioè con la restituzione della bottiglia vuota. In quel tempo il latte veniva confezionato su bottiglie di vetro che dovevi rendere al lattaio, pena il pagamento della bottiglia di vetro. Mi ricordo che il lattaio vendeva pure il primo yogurt in un barattolino di vetro, ma costava quanto il latte e la mia famiglia non poteva permetterselo. Vicino all’attuale ristorante pizzeria ai “Ghiottoni”, che, – una volta era una grande osteria, e dove venivo a vedere i nonni che giocavano a bocce -, c’era un fabbro che forgiava col martello il ferro sull’incudine per le sue opere. Di fronte, sull’angolo del caseggiato opposto vi si trovava una fontanella di acqua manovrata a mano, e che ora non c’è più. Vicino, avevo realizzato la “mara” la postazione preferita dove io, e altri ragazzi ci posizionavamo a turno, per giocare a nascondino. Fino ad alcuni anni fa, era di facile identificazione, per via che avevo collocato, a quel tempo della malta che avevo trovato vicino alla fontanella abbandonata da qualche muratore. La “mara”, era molto bassa, il che faceva presagire la mia piccola statura di un bambino di circa otto/nove anni. Da due anni non è più identificata, per via che il caseggiato è stato ristrutturato, ma resterà un bel ricordo. Ora non ci resta che percorrere Via Cristoforis che termina in via Beato Pellegrino. La via prende il nome da Bartolomeo Cristoforis, un famoso padovano di clavicendali nato nel 1655; il suo clavicendolo equivale tuttora al moderno piano forte che presentò nel 1709. E’ la via dove ho vissuto i miei splendidi anni, gli anni della fanciullezza, gli anni dei Beatles, gli anni della cattolica Padova, gli anni dello sbarco sulla luna. Il mio ricordo va ad carissimo amico di nome Ermes, un po’ più grande di me con cui passavo il tempo libero; era un ragazzo orfano di padre, e aveva la passione per la bici; ogni volta che ci incontravamo, per dimostrare la sua amicizia mi faceva salire sulla sua bici e, insieme facevamo lunghi tragitti fino in centro. L’ atmosfera di questo luogo è quasi magica, e non può passare inosservata; case vecchissime risalenti al medioevo con ancora le caratteristiche di quei tempi; se i muri potessero parlare chissà quante cose potrebbero dirci. Quanti drammi, quante miserie, di allora, come oggi. C’è un silenzio surreale, rotto appena dal passaggio di una macchina o dal calpestio di qualche passante. Padova, oggi è una città timorosa, come lo è il mondo senza più futuro. Ma per fortuna che c’è oggi un cielo azzurro con un bel sole, pieno di luce che ci aiuta a vivere. E, siamo giunti al civico dove per ben otto anni ho vissuto la mia fanciullezza. Un grande portone mi accoglie, ancora di colore verde e il suo civico che non vuole cambiare. Qui, ho abitato assieme ai miei genitori e alla mia nonna in questa casa dal 1962 al 1970, in affitto, al primo piano in un appartamentino rivolto verso il camposanto ebraico. Il pavimento era di tavole di legno, e avevamo solo un modesto bagno. Dividevo la mia camera con i miei genitori. In inverno ci scaldavamo con una stufa a legna e a carbone posta nel corridoio. Avevamo un piccolo giardino in comune con altri fittavoli, persone anziane e un piccolo orto dove mio padre mi aveva costruito una altalena con cui giocare, e dove coltivava i suoi pomodori; e vicino all’orto, in un piccolo spazio, il mio passatempo creativo preferito, la costruzione di piccole casette in cemento (forse, perchè la mia aspirazione un giorno era quella di diventare un architetto o un ingegnere). In questi otto anni passati in via Cristoforis ho avuto l’accortezza di sentire parlare molto del Papa Buono Giovanni XXIII che ha lasciato un segno profondo di Fede, poi veniva senz’altro il famoso sbarco sulla Luna nel luglio del 1969 e per finire le canzoni dei Beatles. I miei genitori, non andavano d’accordo, ma erano speciali, e nonostante la loro modestia ci volevamo tutti bene. Li rimpiango tuttora per l’amore dimostratomi in quel particolare momento della mia vita. In questi anni dal 1964 al 1970 frequenterò le colonie estive indette dal comune di Padova. Tre anni li passerò in colonia ad Asiago, e tre anni li passerò a Lavarone. Partirò sempre col primo turno a giugno, passerò così l’estate tra i monti, nella tranquillità dei boschi, rafforzandomi nello spirito e nel corpo. E' in questi anni, credo nel 1968, che rischio di morire soffocato per colpa di un acino d'uva, mia madre mi salverà con la manovra di Heimlich. In questo straordinario periodo passerò il mio tempo pure dai miei nonni a Mellaredo di Pianiga in provincia di Venezia, i genitori della mamma, gente modesta e di fede. Ero povero, come lo erano i miei genitori e la mia nonna Ida, che mi verrà a mancare nel 1967 lasciandoci un grande vuoto, ma mi sentivo felice e ricco lo stesso di essere al mondo insieme a loro, perché certamente aiutato, e, perché la vita in se stessa è già una ricchezza. Di questi meravigliosi anni, – il finire degli anni ’60 e l’inizio degli anni ‘70 – è l’affettuoso avvicinamento coi nonni, i genitori della mamma, che abitano a Mellaredo di Pianiga in provincia di Venezia. La maggior parte del tempo, con loro, lo passo d’estate, appena finite le scuole. Un vero toccasana per lo spirito che mi porta a gioire della quiete della campagna, la magia della natura e il contatto con gli innumerevoli animali della campagna, dalle galline, ai pulcini, ai conigli, alle mucche, per arrivare ai semplici uccelli di campagna, che vengono a mangiare sul cortile e tutti con un bel canto. Ho un accostamento speciale ed affettuoso con il nonno, Giuseppe detto “Bebi”, diminutivo di Giuseppe, reduce della Prima Guerra Mondiale, Cavaliere di Vittorio Veneto, monarchico ancora convinto in tempo di repubblica; ama molto il Presidente Saragat, socialdemocratico per il bene che fa a tutti. Appena può mi racconta le sue avventure di guerra, e tra una avventura e l’altra mi insegna molte cose, come coltivare l’ orto, per esempio, raccogliere i pomodori, o come dare da mangiare alle galline. Buona è la sua polenta, calda e soffice che fa sulla cucina economica a legna, quasi tutte sere, dove degustiamo, pure, della buona insalata dell’orto, accompagnata da due uova, e, se va bene, – perché vi è la possibilità -, una buona fetta di salame di casa. Pure la mia nonna Teresa detta “Resi” diminutivo di Teresa è buona; da brava casalinga, appena può aiuta il mio nonno sui lavori dei campi. E’ molto credente, prega sempre e dice spesso il Rosario. L’aiuto pure io, e d’accordo con lei corro sul ponte a prendere il buon latte dal lattaio che passa ogni mattina con il suo carro di bidoni di latte, trainato da un bel cavallo; stessa cosa si ripete pure col fornaio con il suo furgoncino, che passa intorno alle 11,00 con il suo pane fragrante e profumato; e, appena posso, perché ci sono pure i compiti della scuola, corro in bicicletta da “Viciato” (negozio di alimentari nel crocevia del Cavin Maggiore con la “stradona”, la strada regionale) a farle una piccola spesa alimentare che la nonna mi propone; oppure, vado fino a Pianiga in Farmacia a prenderle le medicine facendo tutto il Cavin Maggiore in bicicletta. Il Cavin Maggiore è una lunga strada che va da Via Comara a Mellaredo fino a Pianiga. Un particolare della cucina della nonna è il suo sugo di pomodoro per la pastasciutta che lo prepara verso le 11,00 cucinandolo per due ore a fuoco lento. I miei nonni, ora non ci sono più, e neppure la loro casa, una casa modesta tutta immersa nel verde con due grandi alberi di noce sul ponte fatto di terra, perchè loro, modesti com’erano non potevano permettersi un ponte di cemento. I miei nonni erano speciali, buoni, belli e gli amavo. Gli amo tuttora con tutto il mio cuore per il grande aiuto, semplice che mi hanno dato; amo quel bel periodo e amo ancora quei luoghi che mi ricordano la mia infanzia. Quando vado al camposanto per un fiore alla mamma, non disdico di offrire un fiore pure a loro. Nel 1970, mi trasferisco con i miei genitori in zona Stanga, e precisamente in via Pietro Maroncelli, in una casa offertaci dal comune di Padova, essendo i miei genitori modesti. Il quartiere detto comunemente delle “Case minime”, così si chiama per i piccoli alloggi sorti nel Dopoguerra è rattristante. Vi soggiornano gli "ultimi". E’ la prima strumentalizzazione (discriminazione, ghettizzazione) di un sistema sociale non prodigo al benessere; e, qui conoscerò le prime avvisaglie di una certa ostilità per il diverso. Finisco le medie e il mio desiderio è quello di iniziare a lavorare per dare una mano alla famiglia. La mamma mi trova un posto come barista in un bar del Mercato Ortofrutticolo in via Venezia, ma il lavoro è monotono e noioso e rimango senza fare nulla. Vorrei cominciare a fare dei caffé alla macchina, ma non mi insegnano, di chè sono costretto stare al banco e aspettare i clienti; ogni tanto per passare il tempo lavo delle tazzine o dei bicchieri. Cambio lavoro, ed è sempre la mamma a trovarmelo da conoscenze che ha con i negozianti dove è abituata a fare la spesa. Comincio a lavorare da un meccanico situato vicino alla Fiera Campionaria che si interessa della pulizia di carburatori ad iniezione di grossi motori a diesel di camion. Il mio lavoro consisteva nella pulizia dei carburatori con la nafta e pennello che eseguo in officina; ma a volte accompagno un meccanico nel luogo della ferma di un camion per sostituire il carburatore. Sarò costretto a lasciare solo dopo tre giorni, per via che le esalazioni petrolifere mi nuocciono alla salute e mi indebolivano. Alla fine sarà la mamma che vorrà che inizi una scuola per imparare una professione. Lei voleva che facessi il parrucchiere; mio padre l'arbitro. Io scelsi il disegno. E così tra le scuole superiori, sceglierò l’ INAPLI, una scuola vicina, del luogo, ad indirizzo tecnico, regionale di appena due anni per dare una mano ai miei genitori specialmente alla mamma, che insisterà per il Marconi di Padova, una scuola statale di cinque anni, ma, vedendo il lungo periodo sceglierò la regionale per non essergli di peso, e ad ogni modo, è stato meglio così: le scuole statali, in quel periodo erano attraversate da violenze politiche non prodighe per l’educazione. Le scuole regionali, invece erano famose per dare formazione nel più breve periodo a giovani che avevano desiderio di apprendere in fretta, per poter entrare subito nel mondo del lavoro. Inizio nel 1972, e in questa scuola, malauguratamente, conosco il fenomeno “bullismo” di oggi, di alcuni compagni prepotenti. Mi allontano da essi con altri ragazzi che non tollerano la violenza facendo gruppo con loro, e ci rimarrò fino alla fine della scuola. L’ anormalità era, che quei ragazzi venivano, in qualche modo lasciati fare, senza che un superiore intervenisse alla loro prepotenza. Durante le vacanze invernali, ma pure estive del 1972, per alcuni giorni ritorno dai miei nonni ed è proprio in questo periodo che mi viene a mancare il mio caro nonno “Bepi”, lasciando sola la nonna “Resi” e creando pure un grande vuoto nella modesta casa di campagna. Mi mancherà molto la sua amicizia e pure la sua saggezza di uomo che ha molto sofferto. In questo periodo aiuto la mamma con lavori saltuari che svolgo durante il periodo estivo come semplice operaio, e alcuni lavori proseguiranno poi anche durante la scuola. E’ in questo periodo che lavoro come semplice operaio durante le vacanze estive della scuola. Il primo anno (1972) lo svolgo da Zorzi Sementi, un ex stabilimento di sementi e prodotti agricoli, in zona Barozzi, alla Stanga. Qui faccio un po’ di tutto, dallo scaricare sacchi da camion e vagoni ferroviari di sementi in grossi sacchi; al controllo delle sementi sui magazzini alti per la lavorazione e il loro trattamento, fino allo inscatolamento delle confezioni sulle linee meccaniche. E’ un lavoro che ti ripaga nonostante tutto, perché vieni pagato settimanalmente, in contanti e su una busta. La mia paga era di 12.000 lire. Il secondo anno (1973), come operaio in un piccolo stabilimento in zona Plebiscito come addetto alla finitura di modelli in legno per la fonderia. Da aggiungersi pure come operaio pulitore presso una ditta di servizi per la pulizia mattutina degli uffici presso l’ ex Opel e l’ ex Iveco alla Stanga e altri lavori nel tempo libero presso l’ex CNR a Legnaro, nello stabilimento di isolanti dei Fratelli Stimamiglio in Zona Industriale e in alcuni monolocali (per la pulizia di fondo) nell’ edificio Hotel Biri. Infine tramite un passaparola troverò lavoro al sabato come addetto alla pulizia in un condominio signorile della Stazione di Padova, presso alcune famiglie importanti ed educate del condominio. Finirò la scuola superiore nel 1974 con un ottimo risultato, uscendo con un diploma di disegnatore meccanico, e – nonostante le varie promesse della scuola di avviare verso un lavoro i più bravi (l’ illusione di un lavoro alla Saimp, nota industria padovana di quel tempo di macchine utensili che ci avevano fatto conoscere dove cercavano disegnatori) – non verrò interpellato. Riuscirò nonostante tutto a realizzarmi professionalmente, trovandomi personalmente un lavoro, non come disegnatore meccanico, ma bensì come disegnatore tecnico presso uno noto studio tecnico di impianti di riscaldamento e trattamento dell’aria, lo “Studio Trapanese”, del Prof. Trapanese, noto direttore universitario di ingegneria dell’Università di Padova, situato in via Paruta, nel quartiere S. Rita, tralasciando a malincuore la meccanica, mia principale aspirazione per una nuova conoscenza non del tutto trascurabile. Il lavoro, bensì diverso è bello, soddisfacente e creativo, e mi porta a sperare nel futuro. Nel 1974 prendo la patente per l'auto. In questo anno conoscerò mia moglie. Nel 1976 frequenteremo assieme un corso per addetti alla programmazione. Mi sposerò nel 1977 nella chiesa degli Eremitani. Nel 1977, dopo essermi sposato mi trasferisco con mia moglie in un piccolo appartamentino in via Tiepolo, in zona Portello (Porta Portello), una vecchia e famosa zona di Padova dal tempo della Serenissima abitata da barcaioli e commercianti (il Piovego era navigabile fino a Venezia); ma, in seguito, pure di degrado e ghettizzazione inizio ‘900. A settembre del 1977 nasce mia figlia. L’anno precedente ho sostenuto le mie prime votazioni, e il mio partito, la social-democrazia di Saragat, ex presidente della Repubblica è uscito “sconfitto”. L’appartamentino, trovato con molta difficoltà, è un monolocale col bagno finestrato, e dove lo spazio è molto esiguo. Pago un affitto molto alto, 90.000 lire, quasi uno stipendio di uno di noi (prendiamo in media 70/80.000 al mese e lavoriamo tutti e due). Il vivere diventa un problema. Faccio domanda per una casa popolare presso lo IACP di Padova, allegando pure un intervento dell’igiene pubblica, in cui constata che l’ambiente è antigienico per una famiglia con figli. Arriverò tra gli “ultimi” nella graduatoria con mio sommo stupore e, lascerò perdere. Mi do da fare con mia moglie nella ricerca di un appartamento in affitto (in quegli anni il dramma degli alloggi che non si trovano in affitto era elevato), “passando a tappeto” qualche zona di Padova vicina al lavoro, suonando di casa in casa, di condominio in condominio, ma la ricerca risulterà essere infruttuosa. Valuteremo pure la considerazione di comprare un appartamentino, ma il prezzo esageratamente alto (si tratta di molti milioni, 80 per esserne precisi, impegnerebbe un sacrificio enorme), ci farà desistere. Il condominio dove abitiamo, per la maggiore è abitato da studenti che lo usano per lo studio e pure per il divertimento, e non c’è nessuna famiglia come noi, ma nel contempo allacciamo delle buone amicizie con alcune coppie di studenti che seguono la nostra linea, e, loro non sono per nulla dispiaciuti. Qualche volta con l’ auto, e la mia famigliola facciamo visita alla nonna a Mellaredo di Pianiga in provincia di Venezia che è rimasta sola: restiamo un pò a farle compagnia e a parlare, e lei da buona bisnonna, gioca e parla con la mia bambina. Una sera l’ho invitata per una pizza a Ponte di Brenta ed è stata talmente entusiasta (non l’aveva mai mangiata) che l’ho riportata ancora una volta. E’ pure in questo periodo che vado spesso dai miei cari zii di Marghera, dalla sorella della mamma, persone straordinarie e modeste pure loro. Il lavoro ci impegna tutti e due, specialmente per me che seguo ancora nel tempo libero dei lavori di pulizia per una ditta di servizi. Poi, ci sono le ore straordinarie presso lo studio per portare a termine la progettazione degli impianti presso la Banca Cattolica del Veneto a Torri di Quartesolo, Vicenza. Inoltre nel tempo libero mi avvicino al mio hobby preferito: la pittura ad olio, eseguendo alcuni quadri. Di seguito, porto avanti una mia piccola attività libera di disegno grafico per una tipografia. E’ in questo periodo che aiuto pure degli studenti a lavorare per la ditta di pulizia, che cercava della manodopera. Il mio aiuto andrà ad uno studente con cui avevo riallacciato una simpatica amicizia, e, che me lo aveva chiesto, facendolo lavorare presso la ditta di pulizie. Combinazione, sarà, che poi questo studente diverrà una persona importante a Padova e, io lo cercherò nel 2001 in un frangente di ricerca di un lavoro, ma non sarò contraccambiato. Aiuto mia moglie nella spesa di fine settimana, recandomi nelle piazze per far provvista di pesce fresco, formaggi, e frutta. Altro particolare è l’aiuto giornaliero alla moglie verso la mia primogenita. Al mattino, sono l’ultimo ad uscire per il lavoro, (mia moglie si reca al lavoro per prima), rifocillo la figlia, la vesto, la cambio e la porto all’asilo, quasi sempre in bicicletta (ho pure una Lambretta 125 che mi serve per i lunghi spostamenti, come pure una Mini minor che lascio ferma per via che la benzina costa parecchio) e, poi vado al lavoro. Il periodo in cui abitiamo non è del tutto favorevole. È il periodo dominato da una certa politica eversiva di sinistra, che in quella zona, – in modo strumentale, e non certo voluto dalla maggioranza dei suoi abitanti – ha il suo evolversi. Molti sono gli slogan contro il governo, ma pure le contestazioni, sfocianti spesso nelle distruzioni e nella violenza. Il 1978, è un anno avverso: mi verrà a mancare a dicembre il mio datore di lavoro in un incidente aereo, facendo sorgere i primi problemi di lavoro. Il 1978 è l’anno pure della “politica forte”, verso un “cambiamento” a sinistra. A segnare il passo è la scomparsa dello statista A. Moro democristiano (maggio 1978), ad opera dell’estremismo di sinistra che mi tocca ancora una volta per l’arretratezza civile a cui siamo arrivati. Ma, non tutto viene per nuocere: l’anno 1978 è pure il successo di Lucio Battisti, il mio cantante preferito con l’ album e la sua canzone omonima “Una Donna Per Amico” che ci risolleverà il morale. Nel 1978 rischierò di morire per lo scoppio di un pneumatico della mia Lambretta 125; mi salverò per la mia prontezza a tenere in strada la moto. Nel frattempo cambio lavoro e, con una semplice risposta ad una inserzione, inizio il mio nuovo lavoro alla Blowtherm, nota industria di caldaie padovana, situata in via Guido Reni, e nel contempo mi automunisco con una Fiat 500, che prenderà il posto della mia prima, una Mini minor del 1968. Il 7 aprile del 1979, la via dove abitiamo sarà devastata e alcuni negozi dati alle fiamme. Scritte eversive compariranno sui muri della zona universitaria: una, in particolare all'indirizzo del Presidente A. Moro, mi toccherà per l'assurdità della politica che sfocia nella violenza. È il luglio del 1979, gli anni a seguire saranno determinati da alcuni problemi, di salute di mia moglie che ci faranno, nel 1980, cambiare definitivamente casa, trasferendoci a Maserà di Padova, paese di mia moglie, e cambiando definitivamente la mia residenza. Qui ci resterò fino al 2005, – la vita di una persona -. Gli anni ‘80 cominciano con la nuova casa, a Maserà di Padova, lasciatecela dal papà di mia moglie per una nuova abitazione. E’ una casa modesta, un po’ vecchia, risalente al 1963. Mi prodigo per la risistemazione, dalla riverniciatura degli interni, all’isolamento, e all’applicazione di controfinestre. Tutto questo riordino mi impegna parecchio tempo per i primi anni, tra il sabato e la domenica, senza dispiacermi, anzi, è una motivazione bella e creativa che ti porta a conoscere molte tue attitudini nascoste. Oltre alla casa ho il mio gran daffare con un pezzettino di terra sul davanti che ho riordinato ad orto. Sono ben accolto da tutti i parenti di mia moglie che si stringono a me con affetto. Mio suocero è un buon uomo e, appena può, nonostante la vecchiaia e una malattia che lo ha reso un po’ inabile mi aiuta nell’orto e mi da buoni consigli come fossi un suo figlio. Intanto il periodo sembra essere tranquillo per me e la mia piccola famigliola. Mi do all'hobby del disegno dipingendo molti quadri ad olio per abbellire la casa e la mia passione proseguirà fino al 1997. Cambio auto e prendo una Renaul 5 gtl. Mia moglie lavora assieme a me, e insieme facciamo la strada per recarci tutte le mattine al lavoro a Padova, io in zona Arcella, mia moglie in zona Scrovegni, dove svolge un lavoro di impiegata. Il mio lavoro di disegnatore tecnico alla Blowtherm, nota industria di caldaie con uffici in via Guido Reni, sembra proseguire tranquillo, per i primi due anni. C’è sempre un passaggio di categoria che però fa fatica a giungere. E’ la promessa fattomi del datore nel 1979, appena assunto, che dopo un anno o poco più sarei avanzato di carriera. Ma purtroppo, pure qui, sopraggiungerà l’ improvvisa scomparsa del datore e subentreranno alcuni problemi all’interno della fabbrica, con una sospetta chiusura. Seguirà la politica che entrerà nella fabbrica con i sindacati. Ad uno sciopero per delle problematiche interne non aderirò, preferendo lavorare su esempio del mio capoufficio, (resterà pure lui al lavoro), un geometra, che si era interessato della mia assunzione e pure del mio passaggio di categoria. In seguito le cose peggioreranno in questa ditta e il mio avanzamento di carriera non si farà più sentire. Quindi resterò, deluso, nonostante mi avessi prodigato nel lavoro, facendo moltissima esperienza nel settore della carpenteria media leggera e pure dell’impiantistica, dimostrando, più che certo, la mia buona volontà. Interessai pure il geometra, ma mi disse che non poteva più far nulla. Personale è la realizzazione, con la stesura di tutti i disegni di una serie di quattro caldaie in acciaio a gasolio e a gas da 25.000, 35.000, 55.000 a 100.000 k/calorie che presentammo alla Fiera del Riscaldamento di Milano nel 1982, e di cui fui partecipe dell’evento; e inoltre è personale la realizzazione di una caldaia a gas murali da 22.000 k/calorie, presentata pure questa. E’ in quest’ambito che mi faccio avanti ancora una volta perché mi venga riconosciuto il passaggio, ma vengo a mia volta, ancora deluso. Delusione che mi porterà a maturare l’idea di trovarmi un altro lavoro. Credo, questo è la realtà, che – oltre all’improvvisa scomparsa del datore di lavoro con la sua promessa fattomi al momento dell’assunzione – la mia astensione allo sciopero, abbia certamente influenzato la mia carriera futura. Mia moglie chiederà il part-time e non mi farà più compagnia ed entrerò in crisi. Maturo l’idea di mettermi per conto mio nel gestire un negozio di cartoleria edicola, un mio sogno personale legato alla mia attività di disegno e al mondo dei fumetti. Questo sogno non si avvererà, ma si presenterà l’occasione di una edicola, da gestire con un buon guadagno, promessomi. Lascerò quindi la Blowtherm nel 1983, lascito non certo piacevole per me, ma neppure frenato dalla ditta, per questa nuova attività. Attività che si presenterà in seguito deludente alle promesse fattomi (davanti all’edicola situata in piazzetta Pedrocchi inizieranno dei lavori di fognatura per molti mesi), penalizzando così il mio guadagno: lascerò pure questa attività per rientrare nella mia professione, ma con occupazioni in seguito – sempre più precarie e deludenti, con regole sempre più difficili da ricompensare e, cioè con una politica non certo favorevole che detta oramai i suoi metodi, non certo lusinghieri per uno che è abituato a regole di civile convivenza. I primi anni ‘80 sono dominati dalle nostre innumerevoli vacanze che facciamo al mare o in montagna sulla neve. Nella estate 1981 ad Asiago; nel 1982 a Bardolino nel lago di Garda; nel 1983 a Lignano. Nel frattempo nel 1984 mi verrà a mancare la nonna “Resi”, altra persona speciale, buona e amica. E’ un periodo della mia vita che non vorrei descrivere, perché è il più toccato dagli avvenimenti. Si può dire che dopo aver lasciato la Blowtherm sono cominciati i veri guai. Nel 1985, andiamo in vacanza a S. Vincenzo, una bella località balneare della Toscana, in un campeggio. Con l’aiuto di don Luigi, parroco di Maserà (che mi dirà di ritornare da lui, se non mi troverò bene, ma si spegnerà, da lì a poco), su una mia indicazione lavorativa troverò lavoro come disegnatore tecnico per stampi a pressofusione, presso una ditta di Padova in zona industriale. L’inizio è negativo, in quanto dovrò fermarmi oltre l’orario consentito (non c’è il classico marcatempo), lavorare pure il sabato ed essere pagato ad insindacabile loro parere. Inoltre dovrò svolgere alcuni lavori di segreteria da aprire il cancello, e rispondere al telefono. Lascerò nel 1986 per un lavoro di rappresentanza, che sarà di breve durata perchè non darà il suo esito sperato e, con l’occasione mi automunisco nuovamente con una Fiat Regata 70 super, metallizzata, una bella auto per quei tempi che mi permetterà di fare dei lunghi spostamenti per il lavoro, ma pure con la mia famiglia, oramai numerosa con l’arrivo della seconda figlia nel 1987. C’è l’evento del computer a fine degli anni ’80, che mi condiziona la ricerca della mia professione, ma nonostante trovo tutto buone opportunità di lavorare come disegnatore tecnico in libera professione. Di seguito, l’illusione di un aiuto da parte di una persona del luogo, molto importante politicamente, per un lavoro che non manterrà la sua promessa mi farà spendere alcuni soldini e mi getterà in un periodo di profondo sconforto. Ho la fortuna di avere pure dei lavori saltuari nei servizi, trovatemeli da solo che mi aiutano nel vivere e far vivere la mia famiglia e, assieme alla moglie che ha trovato pure lei un piccolo lavoro come domestica, tiriamo avanti. E, in più c’è l’aiuto, pure, del caro suocero che ci aiuta nel pagamento di qualche bolletta. Nel maggio del 1987, prende la comunione la mia primogenita. La fine del 1987 e l’inizio del 1988 mi vede impegnato a casa, in libera professione, ho un tavolo da disegno e inizio una proficua collaborazione con alcune ditte che mi danno del lavoro a casa; inizio la collaborazione pure con uno studio che mi fa lavorare a casa. Nel mese di giugno mi ammalerò, accuso delle vertigini e debolezza e sarà così per alcuni mesi fino al 1989. Lascio la libera professione per motivi di salute e, nel 1989 trovo lavoro, trovato da me, come dipendente presso la Safi industria di carpenteria. E qui cominciano una serie di casualità, non certo piacevoli e l’inizio del mio supplizio, se lo vogliamo chiamarlo così. Il licenziamento alla Safi, senza nessun motivo apparente, mi lascerà oramai perplesso di fronte a una realtà sempre di più inspiegabile. Gli anni ‘90 sono predominati dal computer, il disegno manuale verrà ben presto computerizzato e io dovrò trovarmi una nuova opportunità di lavoro. Mi reco spesso al cpi di Padova ma non trovo nessuna opportunità lavorativa. Nel 1991 rischio la morte, una sera di marzo ho uno svenimento e cadendo, non batto la testa per fortuna, ma mi fratturo la clavicola. Verrò operato all’ospedale di Padova e passerò 15 giorni di degenza e dovrò restare ingessato un mese. Mi sarà dato l’opportunità dall’ufficio di collocamento di Padova di lavorare due mesi presso il comune e tre mesi presso una scuola, il Belzoni come collaboratore scolastico. Riceverò un benemerito dalla provincia per la mia devozione al lavoro. Lavorerò poi, sempre su indicazione dell’ufficio di collocamento, come commesso in un negozio di giocattoli per due mesi. A febbraio del 1992 subirò, da innocente un fermo di polizia in Prato della Valle; verrà perquisita la mia macchina e verrò portato in questura e trattenuto. Verrò rilasciato senza troppe formalità e nessuna scusa. Questo fatto mi turbò per molto tempo. Sempre nello stesso anno frequenterò un corso come massaggiatore e addetto alla fangoterapia, e nel 1993 aderirò ad una selezione, assieme a mia moglie di addetto all’assistenza di persone anziane. Mia moglie verrà assunta e io arriverò al 50° posto, posizione sempre buona dalla quale poter attingere ancora personale nel corso degli anni, ma purtroppo non verrò chiamato. Appena posso faccio visita ai miei genitori, che nel frattempo si sono separati; assidua è la visita alla mamma, quasi tutte le settimane e, nel periodo estivo la porto al mare. Ho dei lavori saltuari nelle pulizie trovatemi da solo, che mi aiutano a vivere, fino al 1994 in cui trovo una seria ditta che mi assume, e, questo mi permetterà di andare finalmente in vacanza con la mia famiglia dopo molti anni, e andremo a Isola Verde, a Sottomarina in un Residence con piscina per le figlie. Ad agosto del 1994 mi verrà a mancare mio padre. A novembre del 1994 verrò assunto nella scuola con un concorso: assunto come assistente tecnico di laboratorio al Gramsci di Padova, una scelta non condivisa, ma impostami dal Provveditorato, che accetterò nonostante tutto perché c’è la mia primogenita che studia; verrò adibito da subito a lavori inferiori e, senza indennità di premio incentivante che si dava a fine anno. Nasceranno delle incomprensioni difficili da colmare col direttore amministrativo, rese più difficili dall’indifferenza del sindacato autonomo e da qualche intimidazioni, prepotenze e pure qualche minaccia, portandomi nel valutare un’uscita verso un’altra scuola, nella speranza di un cambiamento. Il 30 maggio 1995, in seguito ad un evento meteorologico, causato da imperizia umana, avrò la casa allagata con parecchi milioni di danni, e non avrò nessun risarcimento. A maggio del 1996, insieme a mia moglie farò visita nella terra di S. Francesco, visitando Assisi e Gubbio. Nel 1997 in merito ad incentivi governativi cambierò l’auto e comprerò una Alfa romeo Twin Spark 1600. A maggio del 1997 prenderà la comunione la mia secondogenita. Sempre in quell’anno per allontanarmi da una situazione di oppressione e di persecuzione (il preside mi minacciò pure di questo), mi allontanerò dal Gramsci mettendomi in malattia fino al 1998, quando, a settembre entrerò nella nuova scuola il Marconi, che avevo scelto personalmente. Nel 1997, pure mia moglie si ammalerà gravemente, rischiando la propria vita: si salverà per puro miracolo. Nella nuova scuola, non verrò preso in considerazione, verrò messo su un angolo per la mia “impreparazione” di assistente tecnico, nulla di vero e, si arriverà ben presto al mio licenziamento, che avverrà nel marzo del 1999 per una assenza ingiustificata, secondo loro, ma più che giustificata perchè avevo chiesto delle ferie e una apettativa non retribuita, negata, dal motivo che dovevo assistere la mamma ammalata. Nessun sindacato mi aiuterà e nemmeno nessun uomo di destra a cui avevo chiesto aiuto. Presenterò un esposto in procura sul mobbing delle due scuole con i loro presidi, ma sarà archiviato; mi opporrò e il gip lo archivierà definitivamente, e, su questo fatto verrò diffamato sul "il mattino di padova" quotidiano locale con tanto di nome e cognome, contro la mia volontà di dare la notizia (dovevo dare il consenso). A una mia giusta replica e verità "il mattino di padova", non intenderà pubblicare. Non si dovrà parlare male della scuola. Ricorrerò al giudice del lavoro per bocciare il mio licenziamento, ma verrà rigettato. L’anno prima, il 1998 vede una parte dei mie risparmi volatilizzarsi per un improvviso “crollo” della borsa russa, a livello nazionale e mondiale che non doveva esserci. Ero in vacanza ad agosto nel 1998 in Croazia e non potevo far nulla per questo. Seguirà un ricorso alla Consob, per la tutela dei risparmiatori in borsa, ma non ci sarà seguito, trovando il fatto più che normale. Per sopperire alla mia inoccupazione professionale ed a un periodo di forte disagio, impegnerò una parte dei miei ultimi risparmi nella ristrutturazione della mia casa di via Roma a Maserà, impegnandomi personalmente per ben tre anni, dal 1999 fino al 2002 per l’organizzazione dei lavori, ed immedesimarmi pure io, nel lavoro, svolgendo qualsiasi attività manuale, da muratore, a idraulico, elettricista, piastrellista, falegname a imbianchino nel dipingere la casa internamente che esternamente (agosto 2002). Grazie a questo supererò un brutto periodo della mia vita. In questi anni c’è il ricorso al licenziamento della scuola che viene respinto dal giudice, nonostante le mie buone ragioni e con una spesa di parecchi soldi in avvocati; c’è sempre mia moglie che mi segue e mi assiste nelle varie udienze presso il tribunale e mi da consigli; una diffamazione sul giornale locale, "il mattino di padova" nel 1999, senza apparente motivo, e senza giusta replica (era un mio diritto), e da innocente mi lascia a terra per l’assurdità della questione, denuncerò il giornale, ma verrà archiviato, non si dovrà parlare male della scuola; segue una revisione della patente di guida (che non doveva esserci, perchè inesistente il fatto a cui mi è stato attribuito) che mi impegnerà con una spesa pure qui di molti milioni di lire, frutto dei miei risparmi per il ricorso al TAR del Veneto. Nel 2002 vincerò il ricorso e la Motorizzazione mi devolverà 2.000,00 euro. Nel 2001 lavorerò presso una ditta di pulizie di Voltabarozzo a Padova per alcuni mesi, nelle pulizie di fondo e presso degli uffici. A giugno del 2001 mi verrà a mancare mio suocero che ci voleva un gran bene lasciando un grande vuoto intorno a me e a mia moglie. E, quindi di seguito la morte improvvisa della mamma, ad agosto senza una spiegazione (la troverò morta a casa sua, e non verrà eseguita nessuna autopsia, nonostante la mia insistenza). Rischierò pure io di morire con la moto per l’ incuria di un addetto in un controllo in officina che si era dimenticato di chiudere il tappo dell’olio del sotto motore. Nel 2002 subisco un intervento di ernia inguinale alla Casa di Cura di Abano Terme, e sempre nel 2002 per tre mesi, da giugno ad agosto sarò massaggiatore presso una casa per anziani ad Este: lascerò l’incarico perché si vorrà che mi metta per conto mio, aprendo una partita iva, e, questo non mi troverà d’accordo, visto i miei precedenti e, insistendo più per una collaborazione, ma che mi verrà negata. Sempre nel 2002 tinteggerò la mia casa, collaborando e aiutando un’ imbianchino modesto. Nel 2003, ad aprile vendo la mia Alfa e compro una Opel Corsa 1000, auto che ho tuttora. Il 2003 è un anno bruttissimo, per via del gran caldo: ho un lavoro, che mi sono trovato per conto mio, come addetto alle pulizie, alla Sirz, stabilimento siderurgico di Terradura, vicino a Maserà. Comincio verso maggio; devo alzarmi presto al mattino per essere lì alle 6, e mia moglie mi accompagna puntuale con la sua auto, per via, poi che dovrà recarsi pure lei al lavoro, caricando la bicicletta nel bagagliaio, che mi servirà per il ritorno a casa sul tardi mattino. E invece, di ritornare a casa preferirò andare fino ad Abano all’ufficio di collocamento per vedere qualche opportunità di lavoro in merito alla mia professione, e, poi, andare in biblioteca, lì vicino, per leggere i giornali e le inserzioni di lavoro. Il ritorno sarà sempre intorno alle tredici, prendendo il pane da un fornaio e dirigendomi, sempre in bicicletta verso Maserà, sotto il sole e il grande caldo di quell’anno. A settembre cesserà la collaborazione, di chè mi troverò di nuovo disoccupato. A novembre, vedendo nessuna occasione di lavoro, e per essere occupato, mi iscriverò ad un corso di disegnatore Cad Cam presso la scuola provinciale Bensik di Padova. In questi anni io e mia moglie porteremo la secondogenita in varie discoteche di Padova perché si diverta e noi frequenteremo spesso il Santuario della Madonna della Salute a Monteortone per la nostra consuetudine della S. Messa pomeridiana, perché ci aiuti. Il 2004, si apre con la scuola al Bensik, che frequento e che esco a marzo con una buona votazione e una nuova qualifica che porterò come sempre all’ufficio del lavoro. Per tre mesi mi iscrivo ad un corso di yoga per trovare un pò di serenità. A giugno trovo lavoro per conto mio, sempre come addetto alle pulizie: vado spesso all’ufficio di collocamento, per un lavoro professionale, ma senza nessuna opportunità. Comincio al Porto, nuova cinema di Padova per le pulizie di fondo e spero di rimanerci perché dimostro buona volontà nell’usare delle particolari macchine per la pulizia di fondo e, invece dopo un mese verrò licenziato con altre due italiani e rimarranno solo gli stranieri. Sempre in quest’anno, di comune accordo con mia moglie, valuteremo la possibilità di un cambio di casa, frequentando spesso le agenzie e visitando parecchie abitazioni. Nel 2004 andremo spesso al mare nel periodo estivo a Isola Verde, giornalmente, e ci divertiremo. Nel 2004 andremo pure a Milano io e mia moglie e la secondogenita per un provino presso una agenzia di modelle per lo spettacolo e la pubblicità. Sul finire del 2004 venderemo la casa e a febbraio del 2005 con la garanzia dei sei mesi per trovare una nuova occupazione andremo in affitto in una casa singola ad Albignasego. Nello stesso periodo frequento un altro corso come disegnatore cad –cam, uscendo a febbraio con una buona votazione. Nel 2005 cambierò definitivamente casa, sperando in una nuova vita, prendendo locazione a Bertipaglia di Maserà. Siamo nel luglio del 2005. Dovrò accontentarmi di una porzione di bifamigliare del luogo, al grezzo con 1000 mq di giardino, perchè il mercato, allora, offriva solo questa opportunità (il mio desiderio era di una unifamiliare tranquilla con un pezzetto di terra, immersa nel verde in qualche zona lontano da Padova, ma non vi era questa possibilità). E, inaspettatamente nasceranno una serie di problemi. Dal “palo alla frasca”, come si dice. L’impresario che non mi finisce la casa nei tempi prestabiliti creandoci grossi problemi di abitabilità con tutti gli artigiani interpellati per la finitura. Nel compenso mi occuperò personalmente della sua finitura che proseguirà ininterrottamente fino al 2007 con alcuni miei interventi personali. Poi, inaspettatamente dopo l’acquisto (prima dell’acquisto era tutto perfetto), arriva la maleducazione dei vicini di casa, che, da subito mettono su un pollaio con tanto di galli, a confine, e ci toglierà la pace e la tanto agognata tranquillità, arrivando pure a dei dissapori verbali, sempre dei vicini. Vedendo la situazione non certamente bella, metteremo in vendita la casa da subito, ma con l’altra porzione invenduta, ci creerà problemi di vendita, causati pure dal pollaio a confine. Il 2005, nonostante i vari problemi è un anno di buoni propositi e di speranza: c’è la casa che mi occupa nella sistemazione, ho il mio daffare che mi impegna assai, c'è il grande orto con i suoi prodotti, e sono contento di svolgere questo lavoro in un periodo di inoccupazione. Continuo, comunque ad andare all’ufficio del lavoro per un lavoro, che fa fatica ad arrivare, nonostante sia in possesso di varie qualifiche professionali. Sul finire del 2005, arriva da parte dell’ufficio del lavoro, con la partecipazione pure dell’assessorato al lavoro una segnalazione per un lavoro presso un supermercato Ali’ di Padova come banconiere nel reparto frutta e verdura. Sono contento e, personalmente mi reco presso gli uffici centrali per la domanda di assunzione che la svolgo e nello stesso momento la invio tramite fax all’assessorato, come promessa sua, per un suo interessamento. Siamo a metà del mese di dicembre e, nella speranza finalmente di un lavoro, passerò con la mia famiglia un bel S. Natale: saremo tutti felici, con uno sguardo all’anno nuovo porti finalmente un lavoro a me, e tranquillità a noi tutti della famiglia. Ma, nel mese di gennaio, questa speranza andrà delusa: recandomi all’ufficio del lavoro e pure dall’assessorato, che mi aveva garantito il suo interessamento, mi diranno che non hanno potuto fare nulla per la mia assunzione. Resterò senza parole. Nel 2006 scriverò al nuovo Presidente della Repubblica per rientrare nella scuola e il mio bisogno di lavoro, ma, i mesi passeranno e non riceverò nessuna risposta. Sempre nel 2006, recandomi all’ufficio del lavoro (ci andavo quasi tutti i giorni), ci sarà l’ interessamento da parte di loro di comporre una graduatoria di nominativi, da sottoporre a selezione, per l’assunzione di nove persone a tempo determinato come collaboratore scolastico, segnalata dai servizi scolastici del comune di Padova. Verrò avviato anch’io alla selezione, ma, dopo alcuni giorni riceverò una lettera, dai servizi scolastici di Padova che mi escluderanno facendomi capire di aver superato l’età massima, stabilita in 46 anni. Nel 2006, mia figlia la più vecchia ci lascerà e andrà a convivere col suo fidanzato, resterò con mia moglie e la figlia più giovane. Il 2007 è un anno brutto: ho una ventina di multe da pagare, quasi 1.000,00 euro, prese in una ZTL di Largo Europa nel maggio del 2006, dove ci passavo normalmente, credendola chiusa, poi risulterà essere in funzione, per recarmi alla Stanga all'ufficio del lavoro. Le pagherò quasi tutte, nonostante mi fossi opposto e mi fossi rivolto al giudice di pace con delle buone ragioni e cioè la mia buona fede, nell'affermare il non funzionamento del varco. Nel 2007 mi daranno finalmente un’opportunità di lavoro (credo segnalato dall’ufficio del lavoro), e inizierò a lavorare in archivio presso il catasto di Padova per due mesi per il cambio di utenza. Poi non ci sarà più nulla. Nel maggio del 2008 mi metto in politica candidandomi come sindaco di Maserà di Padova con una mia lista indipendente fuori dall’attuale politica. Aprirò un blog per farmi conoscere e indicare le mie idee politiche Mi serviranno delle firme per convalidare la lista, ma non ricevendo abbastanza firme, mi ritirerò dalla candidatura. Ricorro nel gennaio del 2010 alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla diffamazione sul giornale del 1999, ma, il ricorso, in seguito, dopo molti mesi verrà respinto per un decreto fatto in corso di presentazione. C’ è pure una causa della mamma, su legge 210/90, ancora pendente per un suo risarcimento, che resta sempre ferma. Riprendo il ricorso della mamma, ancora fermo a novembre del 2011, ma questa volta viene perso, oramai definitivamente, per la mancanza di una firma sulla ricevuta di ritorno che attesta la sua convalida, e questo per l’incuria, diciamo così, della posta locale. Mia mamma resterà senza giustizia. E' di questi tempi che andrò spesso con mia moglie all'ufficio di collocamento per parlare col direttore perché mi segnali un lavoro. Non ci sarà l'interessamento! E intanto, finalmente a marzo del 2011 cominciano i lavori nell’altra porzione di bifamigliare, che pensiamo io e mia moglie sia stata venduta. Per molti mesi subiremo un forte disagio di rumori a causa dei lavori e la nuova coppia non si farà conoscere, né si scuserà. Ad agosto inizierà i lavori per il nuovo garage per le auto. Incaricherò una ditta di carpenteria per farmi la struttura e verrà a montarcela. Io mi occuperò della tinteggiatura e per la copertura e mia moglie mi aiuterà. Poi inizierò un lavoro nella casa che mi occuperà da ottobre a dicembre del 2011. Trasformerò il garage della bifamigliare in una camera da letto per me e per mia moglie, avevamo intenzione di trasferirci giù al piano terra per essere più comodi. La isolerò con panelli isolanti e la tinteggerò. A novembre i nuovi vicini dell’altra porzione di bifamigliare daranno il colore alla loro porzione, colorandola di rosso, in netto contrasto con la mia che è rimasta col colore delle malte e cioè bianca. Mi arrabbierò moltissimo, perché non sarò informato di questo. Secondo il mio punto di vista dovevano informarci della loro decisione e insieme scegliere il colore per l’intera bifamigliare, un colore più consono, ma diverso dal rosso. E invece non fu così questo per dire che il mondo era ostile e ognuno faceva quello che più le pareva. Ero diventato scontroso con me stesso e con la famiglia, non sopportavo quella prepotenza dei vicini senza che ci avessero interpellato. Non sopportavo il rosso, odiavo tutto quello che era rosso, mi ricordavano la prepotenza della scuola di allora di come aveva fatto con semplicità licenziandomi e rovinandomi la vita per sempre. Mi ricordava la prepotenza del preside che era di sinistra, la scuola che era di sinistra e il periodo in cui sono stato licenziato, il 15 marzo del 1999 con un governo di sinistra e la sinistra era il indubbiamente il rosso. Imputavo alla sinistra la mia rovina lavorativa e la fine della mia vita. Presumevo a un complotto di regime per crearmi terra bruciata intorno. Innalzerò delle croci bianche costruite da me in direzione dei vicini accusandoli di essere amici di satana e nemici della nostra pace famigliare. Appenderò lenzuola celesti al cancello. Scriverò frasi deliranti sui muri della lavanderia, del garage del cancello contro la sinistra e la destra con i suoi leader. Scriverò sulla mia macchina "diritti" e "giustizia per Maurizio Bianco". Costruirò una tomba nel giardino dove essere sepolto. Non sopporterò le persone vestite di un colore rosso o nero. Non sapevo quello che facevo, mia moglie mi lasciava fare, ma sicuramente ne era contrariata. Ero contro quei vicini e li consideravo dei nemici. Durante la notte inveivo contro di loro ad alta voce. Sicuramente mi stavo ammalando e il mio sistema nervoso era andato in tilt. Ero in crisi pure con mia moglie che mi vedeva come uno sconosciuto. Mia moglie poteva perdonarmi, in quel frangente, era la prima volta che mi comportavo così, ero certamente depresso e dovevo essere aiutato, ma evidentemente non mi amava più! Una mattina facendo colazione vedrò mia figlia con un pigiama-tuta con i risvolti della bandiera italiana, vedrò il colore rosso e mi arrabbierò moltissimo accusandola di essere contro di me e a favore dei vicini. Mia moglie interverrà dicendomi che si sarebbe allontanata da me per sempre. Il 22 aprile del 2012 mia moglie abbandonerà il letto coniugale, andando a dormire nelle stanze al piano superiore; pure mia figlia farà seguito. Con mia figlia ci sarà un po’ di dialogo, ma con mia moglie sarà rottura definitiva. Tutto il mese di maggio rimarrò solo, sia nel mangiare, che nel dormire. Le provviste ci saranno ancora e mi adatterò con esse. A fine maggio seguirà una piccola apertura con mia moglie, per poi proseguire fino a giugno: parleremo assieme e pranzeremo assieme e faremo pure all’amore. Sarà tutto bello, un sogno, credo, ma sarà tutto di breve durata. A fine giugno di nuovo la rottura per una sciocchezza e, cioè che avevo intenzione di appendere al muro una lastra di cemento fatta da me con la frase “Casa di Dio e di Gesù”, si arrabbierà moltissimo e sarà definitiva rottura. Il 26 giugno, giorno del mio compleanno dei miei 56 anni lo passerò in solitudine, con una visita in cimitero da mia mamma e una visita a Venezia. Luglio sarà un brutto mese carico di tensione, non da parte mia, ma di mia moglie e mia figlia che alzano la voce, mi offendono pure e mi minacciano addirittura di volermi mandare via di casa. Mia moglie mi minaccia pure col coltello procurandomi delle ematosi sul petto col manico del coltello. Non reagisco. Avrei avuto modo di denunciare mia moglie, ma non lo farò. Dormo da solo al piano terra e mangio pure da solo. Le provviste sono costretto mio malgrado a provvedere personalmente, perché oramai non fanno più la spesa per la famiglia, ma per loro. Quindi sono costretto a passare per il supermercato per provvedere coi soldi dei risparmi che ho. Agosto del 2012 sarà un mese bruttissimo, perché mia moglie e mia figlia, mi lasceranno solo per due settimane durante il periodo del ferragosto, e ancor più brutto perché mi arriverà all’ 8 di agosto l’ avviso di una separazione di mia moglie da me. Sarà una doccia fredda a cui cercherò di superare con grande sforzo di animo, ma sarà ancor più difficile dall’incredulità, in quanto mia moglie chiede la separazione per motivi economici, in quanto io non faccio nulla per cercare un lavoro. Assurdo! Ma come, mi chiedo, ma se ho fatto di tutto per trovare un lavoro in tutti questi anni con qualifiche e super qualifiche, ma non me lo hanno mai permesso, oppure non mi è stato mai offerto un lavoro! Per smaltire la sofferenza e il rischio di un suicidio mi recherò ad Asiago al monte della croce bianca, li pregherò e resterò in silenzio perché Dio mi aiuti. Cercherò il colloquio con mia moglie nei mesi successivi per poter capire e trovare una spiegazione a tutto questo, ma mia moglie resterà rigida ed irremovibile e alquanto nervosa e non ci sarà dialogo; era cambiata non era più la donna che mi amava. Pure con mia figlia non ci sarà dialogo, ma solo una piccola apertura ad inizio agosto, per poi ritornare alla tensione di sempre. Settembre e ottobre passeranno sempre in tensione continua e con nessun dialogo con mia moglie e mia figlia. Mi gireranno completamente le spalle e non capendo il perché, che fino a poco tempo fa si parlava e ci si amava. Pretenderò da mia moglie che si rimanga, comunque, amici per il bene delle figlie, ma non ci sarà approvazione. A novembre rimarrò solo, in quanto se ne andranno pure di casa, con l’avviso di una lettera da parte del loro avvocato; si porteranno via tutto, lasciandomi solo le cose essenziali per vivere. Mia moglie mi lascerà dopo 38 anni di vita assieme. Dal 1 novembre pochissime sono state le volte che le ho viste; le ho viste di sfuggita prima di Natale, poi basta; non so dove siano e dove alloggiano. Prima di Natale mi è arrivato una comunicazione dall’avvocato che intenderanno chiudere tutti i servizi, comprensivi di luce, acqua e gas. Io attualmente non ho reddito e non ho lavoro. Ho chiesto un lavoro al sindaco del mio paese, portandogli il mio curriculum, prima di Natale, ma non c’è stata risposta. Pure il parroco ho interessato della mia situazione; mi aveva promesso che mi aiutava, di non essere solo, ed invece non ho ricevuto nessun aiuto. Ho passato il S. Natale da solo, come il primo dell’anno e non ho visto nessuno dei miei cari. L’unica persona con cui ho un piccolo dialogo e la figlia più vecchia, per telefono, ma sempre in modo distaccato di poche parole. Un giorno mi sono recato da mia figlia la mia primogenita per vedere le mie nipotine, ebbene mia moglie c’era, ma non ha voluto vedermi. Questa situazione della separazione è illegale, perché doveva essere un giudice che intimava che chi rimaneva nella propria dimora, è cioè la persona più debole, nel caso mio, avrei avuto tutte le garanzie necessarie per vivere. E invece non è così, sono abbandonato da tutti e sono solo. Ho preso di nuovo appuntamento col sindaco del paese, è una brava persona ma è andato su certi particolari che non mi sono piaciuti, ed in più non c’era riservatezza nel nostro colloquio. Per il lavoro mi ha scaricato ai servizi sociali. Il 26 gennaio, giorno del compleanno di mia moglie le ho recapitato un mazzo di rose rosse da mia figlia Deborah. La sera ho fatto altrettanto, io personalmente, con una lettera. Non so se l’abbiano ricevute. Si fanno brutte affermazioni sul conto di mia moglie, ma forse per demoralizzarmi e ferirmi, ma io ho pienamente fiducia di mia moglie. Mia moglie è una santa donna perché mi è stata sempre vicina. Io amo ancora mia moglie. Pure su di me corrono brutte voci, sono solo ipotesi di una vecchia diffamazione sul giornale, ma io sono a posto, non ho fatto del male a nessuno e non sono quello che mi dipingono, ho solo esposto delle mie idee. Credo che si abbia voluto arrivare a questo per colpirmi in maniera più facile ora che sono solo. Spero di sbagliarmi, ma non la vedo bella questa situazione. Sono solo e mi sento isolato, non ho molti affetti, nemmeno amicizia. La mia famiglia non c’è più, ho solo la Deborah e le nipotine, ma solo per pochissimo tempo ed ogni modo solo freddezza e discussioni un po’ accese sempre sulle solite cose oramai vecchie che fanno solo stare male. Vivo coi risparmi di mia madre che avevo. Un giorno si è presentata mia moglie a casa per chiedere dei soldi e l’oro suo. Si è comportata in modo aggressivo e violento come sempre, offendendomi. Io ho lasciato dire e per non creare tensioni le ho dato 3.000,00 euro e una parte di oro. Sono stato male, dopo, che se ne era andata. Ho mandato un messaggio alla Deborah per dare dei soldi pure a lei e alle mia nipotine. Mi ha risposto freddamente che non le interessava. Mi sono recato alla domenica al Santuario di Padre Leopoldo, era tanto che non ci andavo, una bella S. Messa, una bella Omelia, ma non mi è piaciuto alcuni discorsi del frate giovane. Sono andato da una psicologa a pagamento, rideva dei miei problemi e mi ha fatto più male che bene. Ieri sono andato da un psicologo dell’ULSS, una bella persona distinta, che invece di sostenermi sulla mia sofferenza mi ha indicato che è meglio che mi munisca di un avvocato, quasi a presagire che il 14 febbraio 2013 mi è arrivato da tribunale di Padova, la separazione di mia moglie a cui devo comparire. Sulla cassetta arrivano solo di queste lettere, non di lavoro o di qualche cosa d’altro. In questi giorni ho avuto pure un ultimatum da parte di un operaio dell’acquedotto che intendeva chiudere, perché mia moglie ha chiuso il contratto a suo nome. Di chè mi sono recato negli uffici per il cambio di utenza. Ho l’impressione di vedere molte coppie felici, che si baciano, intorno alla mia età, pure tra un papà e una figlia e questo mi ferisce ancor di più. Eppure coppie che ci assomigliano. Pure il parroco non è certo a favore mio, ieri sera, 20 febbraio mi sono recato all’appuntamento, come previsto, da lui, ebbene è andato su particolari, che non mi sono piaciuti, come nel dire che mia moglie non tornerà più, invece di darmi speranza, e poi, nel dire alla perpetua di preparargli da mangiare, sapendo che sono solo. Voglio dire questo, ma se la cosa interessava dal punto di vista di unire la famiglia, perché in tutti questi mesi non ci è venuto a trovare e si è dato daffare per parlare con mia moglie? C’erano molti modi per arrivare a lei, attraverso parenti per esempio. Ha detto che non aveva il suo numero di cellulare, se potevo darglielo per mettersi in contatto con lei e fissare un incontro. Ma questo, non ritenni che fosse fatto, ho riflettuto molto e non voglio darglielo per un rispetto verso mia moglie, che credo abbia moltissimi problemi. Ho mandato io un messaggio a mia moglie e ho fissato l’appuntamento dal parroco in canonica per l’8 di marzo festa della donna. All’appuntamento mia moglie non è venuta. Pure col parroco del Santuario di Monteortone le avevo accennato un incontro per poter parlare di mia moglie. Una volta le chiesi di poter parlare e lui, freddamente mi disse che mi facessi vedere in seguito. Non lo vidi più e quindi andai in canonica per diverse volte, dopo la S. Messa, ma non mi aprì mai la porta. E’ tanto oramai che non vedo mia moglie e la Deborah pure. Non è una situazione bella, perché di salute non stò bene. Non ho nessun psicologo che mi segua per via della separazione e sono abbastanza giù. Pensavo nell’ultimo psicologo dell’ ULSS, ma mi ha lasciato. Avrei bisogno che qualcuno mi facesse pure da mangiare a mezzogiorno, semmai, ho chiesto aiuto presso una conoscente, che sono dei parenti di mia moglie, ma è caduto nel vuoto, perché mi ha riferito di non trovare nessuna persona disposta a venire nelle ore di pranzo. Ieri sera ho portato sempre da questa conoscente, che è la moglie di un meccanico, parente di mia moglie, la mia Opel corsa per una riparazione. C’era dell’acqua che entrava nel motore, forse una guarnizione e il cambio della cinghia dell’alternatore e la catena di distribuzione. Una bella cifra, 1.000,00 euro ma credo più che onesta, conoscendoli. Nella separazione voluta da mia moglie, si è menzionato della mia figlia Valentina e ai suoi problemi di salute (causati da me si fa seguito nel ricorso): che non è vero! Mia figlia Valentina è sempre stata una brava ragazza e curava il suo aspetto esteriore per non essere in sovrappeso. Poi, che sarebbero andate via, mia moglie e mia figlia, per causa mia e che sono costrette a pagare un affitto. Ho risposto che io non le ho mai mandate via, anzi volevo che restassero, mi avrebbero fatto compagnia. Che la famiglia si è sgretolata per colpa mia: non è vero, sono stati degli eventi esterni che hanno minato la stabilità della famiglia e questi li conosciamo: la mia mancanza di lavoro, di solidarietà alle mie innumerevoli ingiustizie di questi anni. Che non ho accettato la separazione consensuale: invece era stata accettata, perché io e mia moglie di comune accordo avevamo messo in vendita la casa presso una agenzia del luogo, dove ci impegnavamo con una firma a dividere ciò che era giusto. Credo che dovrò lasciare la casa a mia moglie per via dei molti addebiti che mi incolpa. Non credo di trovarmi un avvocato. Avrei diritto, forse al libero patrocinio, per mancanza di reddito, ma non intendo usufruirne, ho la casa di proprietà e non voglio rogne dallo stato. Dovrei recarmi in tribunale a Padova e io non me la sento di andarci: sanno tutti i miei trascorsi con il lavoro, della scuola. Quindi non ci andrò, vedremo, cosa farò fino ad aprile nel presentare una memoria di risposta e difesa; forse la farò io o interpellerò qualche avvocato in privato a mie spese, ma sarà tempo inutile, perché pure questo avvocato non sarà dalla mia parte, come tutti gli avvocati che interpellavo a suo tempo per il lavoro e per il mobbing nella scuola. Quindi non saprò ancora cosa farò. Ad ogni modo ho voluto rispondere all’avvocato di mia moglie, con un fax e una raccomandata, ciò che era giusto, sentendomi ferito, e cioè che la nostra intenzione comune di separazione, c’era, e che tutte le accuse che si fanno su di me sono tutte false. Perché arrivare a questo a gettare ancor più fango su di me dopo il dispiacere della separazione e della lontananza. Una grande cattiveria, il tutto per farmi del male ancor di più, e farmi perdere tempo in cose e problemi che non riesco a gestire essendo solo. Mi sembra di essere tornato ai tempi della scuola quando mi vessavano con lettere, minacce ed intimidazioni e atti falsi. Difendermi equivale a fare resistenza contro qualcosa di troppo grande, come sempre, e quindi ancor di più stress, nel cercarmi un avvocato e gestire la situazione, come con la scuola. Non so se vale la pena fare tutto questo: Io non sono venale nel pretendere, chissà cosa; vorrei il giusto questo si, ma se le cose stanno così, che decidono loro, pure a favore di mia moglie, a me mi va più che bene! A me mi basta poco, se avrò ancora vita e questo si vorrà: dei soldi per poter vivere e un appartamentino, per il resto dei miei giorni. Ma mi devo difendere! Mi arrendo all’inevitabile: il mio sogno era quello di ritornare alla vita famigliare di sempre con mia moglie, la mia cara moglie che amo ancora e mia figlia Valentina che amo pure lei: ma se questo è impossibile, facciano loro! Non sono più giovane come allora! Come pure con il discorso della mia depressione che si è acuita ultimamente con la separazione, prima c’era come sempre per problemi legati al lavoro, ora è più complessa, perché soffro di vertigini. Secondo loro dovrei andare da uno specialista a farmi seguire, e che mi ordini dei farmaci. Ma chi è che ha tutto questo tempo? Io non ne ho. E chi mi segue, essendo solo. Avrei avuto bisogno di un sostegno psicologico, questo sì, ma non me lo danno. Con l’ultima persona di un ULSS diverso da quello di appartenenza, perché quello di appartenenza di Albignasego segue mia moglie, così mi ha riferito, è stata una persona ben disposta nell’aiutarmi, come inizio, mi sembrava. Ho raccontato per ben tre ore di fila tutta la mia vita e tutti gli ultimi particolari dalla scuola, alla mia mancanza di lavoro, ora a questa separazione che non riesco a mandare giù (come fa una moglie lasciarti, se sei mesi prima avevamo progettato una camera da letto al piano terra e che io con i suoi soldi mi ero impegnato nel finirla, e poi la spesa non del tutto particolare per la costruzione di un garage per le nostre auto, dove ci siamo impegnati assieme, lavorando per la sua realizzazione, due delle tante supposizioni); questo psicologo per dirmi, invece, che devo trovarmi un avvocato per difendere i miei diritti e che, poi trovato di interpellarlo; poi di andare da uno specialista che mi ordini dei farmaci; quindi non quello che io desideravo, e cioè il proseguire con una terapia di sostegno psicologica per capire molte cose sulla rottura della famiglia, i particolari, le situazioni del perché essere giunti a questo. Capire se la pressione che influiva su di me da fatti ed eventi esterni potesse influire sulla tranquillità della famiglia. Questo sarebbe giusto che io potessi capire. Le telefonerò di nuovo a questo psicologo, perché non può avermi sentito per tre ore, aver raccontato la mia vita e ora abbandonarmi. Questo è scorretto per un principio di etica professionale, lui deve seguirmi ancora. Se vado da un altro dovrò raccontare di nuovo la mia vita e questo, mi pare, ferirsi ancor di più! Se sono oppresso, perché oramai vogliono che sia così, andare da uno specialista vuol dire screditarmi ancor di più di come sono oramai, senza più famiglia, senza più affetti e senza più lavoro. Aver colorato di rosso l’altra porzione di bifamigliare vuol dire avermi messo in berlina. E perché questo? Perché ho criticato vecchie ideologie totalitarie di sinistra, ma sempre di attualità che mi hanno lasciato a casa nel 1999 dal mondo della scuola. Era la verità! La scuola era di sinistra. Il governo che governava in quel tempo era di sinistra. Perché tutto questo? Che colpa ho io? Una punizione alle mie critiche? O perchè non ero schierato? Meglio una vendetta, come allora nella scuola quando criticai il comportamento del preside di sinistra che impersonava la scuola; quando me ne restai a casa per un anno in malattia per sottrarmi alle sue angherie, e parlo del 1997. L’ostilità c’è senza dubbio, il colore rosso per esempio nella casa; non è che sia contro il colore, ma sono contro il comportamento prepotente di questi vicini. Ci fosse una spiegazione in tutto questo, ma il tutto ne è una comprova che ha portato alla divisione della mia famiglia. Mia moglie se ne andata per questo motivo. Non si sentiva libera, quindi il nostro menage famigliare di intimità e di amore era alla fine. Il psicologo mi riferirà di non ricevermi più! Rinuncerò al libero patrocinio e mi troverò un avvocato, pagandolo di propria tasca alcune centinaia di euro, per difendermi dagli addebiti di mia moglie che forse pretende la casa di proprietà. Il 2013 è un anno di solitudine di alti e bassi: passerò il mio tempo in viaggi con l’auto in varie città del veneto. A maggio del 2013 ci sarà la prima udienza di separazione e preferirò non andarci. Ci sarà mia moglie che al giudice rincaserà la dose di calunnie sul mio conto. Verso settembre la mia depressione si farà sentire più forte del solito, accuserò vertigini e malessere generale, quel male che avevo già manifestato nel lontano 1988 e che poi guarì. Decisi di recarmi dal medico di famiglia, il quale mi consiglierà una visita psichiatrica presso il centro di salute mentale di via Buzzacarini al Bassanello. Sarò contrariato e andrò alla visita; spiegherò al medico la mia storia e tutto quello che mi era successo ultimamente, dalla perdita del lavoro, alla separazione con mia moglie, la mia contrarietà coi vicini per via del colore rosso, racconterò tutti i miei trascorsi di vita e dirò di stare male; alla fine il medico mi consiglierà di prendere delle pastiglie alla mattina. Mi darà un altro appuntamento e mi prescriverà i farmaci. Non sarò d’accordo nel prendere i farmaci e non lo farò. Non andrò nemmeno all’appuntamento col medico. Mi asterrò completamente da prendere tale iniziativa per due mesi circa. Non vedendomi per la visita per ben due volte, il medico del centro psichiatrico attiverà un TSO. Il medico responsabile verrà a casa mia col sindaco e due vigili e mi inviterà a seguirlo in ospedale. Non opporrò resistenza e verrò portato all’ospedale; qui verrò ricoverato al reparto di psichiatria per una settimana. Mi verrà somministrato i farmaci, mi verranno fatti degli accertamenti sanitari, mi verrà fatta una tac del sistema nervoso; ma alla fine risulterò essere a posto. In ospedale non avrò nessuno che mi venga a trovare, mia figlia più vecchia non verrà. Mando un Sms alla mia figlia più vecchia perché mi venga a prendere, questa riterrà opportuno non accogliere tale invito. Ritornerò a casa in taxi da solo dall’ospedale con la cura da prendere, mi saranno prescritti dei farmaci a cui dovrò attenermi, pena ritornare in ospedale. Dovrò regolarmente andare agli appuntamenti col medico una volta al mese. Il S. Natale del 2013 lo passerò da solo. I mesi passano e vivo coi risparmi che mi ha lasciato mia madre. Pago le bollette regolarmente, faccio la spesa e vivo la mia vita in solitudine. Ho due gatte che mi fanno compagnia, alla sera mi guardano mentre stò mangiando e alla notte dormono ai piedi del letto. Non ho la tv, mia moglie se le portata via e io preferisco non comprarla. Mi muovo poco, sono spesso a casa, il mio medico mi dice di sforzarmi di uscire, di fare una passeggiata all’aria aperta o di muovermi in bicicletta; io invece preferisco muovermi in auto e rimanere in casa. Medito spesso il suicidio, vorrei farla finita, ma non riesco a prendere tale decisione. Mi dò alla fede, vado a messa alla domenica da padre Leopoldo a S. Croce, e alla sera prego moltissimo. Vado spesso trovare la figlia più vecchia di venerdì sempre verso le 18,30, ma questa non riterrà opportuno aprirmi. A Natale del 2013 mi recherò da mia figlia per portare dei regali alle nipotine, qui troverò suo marito e mi dirà che ha cambiato numero di cellulare e non intende darmelo. I primi tre mesi del 2014 sono da incubo. Alla sera non prendendo sonno, sono preso dal panico e grido ad alta voce i nomi di mia moglie e delle mie figlie che mi vengano a trovare. A giugno del 2014 vedendo i miei disturbi continuare mi sarà dato la possibilità di fare un day-hospital per due mesi in ospedale nel reparto di psichiatria, così per essere seguito dai medici, avere compagnia e con la possibilità di muovermi. Durante il day-hospital verrò ricoverato un’altra volta; farò 10 giorni di degenza in ospedale durante il periodo del ferragosto. Ritornerò a casa con la cura da prendere e passerò il mio tempo a casa. Il S. Natale del 2014 lo passerò in solitaria come sempre. E, siamo ad agosto del 2015, qui durante il ferragosto nella mia solitudine quotidiana sarò preso dal panico, i miei disturbi si accentueranno e starò male. Chiamerò la croce verde e verrò di nuovo ricoverato in ospedale. Passerò dal pronto soccorso, mi faranno degli accertamenti clinici e alla fine mi ricovereranno al reparto di psichiatria. Passerò di nuovo il ferragosto in ospedale. Non avrò nessuno che mi venga a trovare, e dopo 15 giorni ritornerò a casa con la cura da prendere, solo che questa volta per le pastiglie mattutine dovrò recarmi ogni mattina al centro di salute mentale, perché non si fidano che le prenda. E così ogni mattina mi recherò al centro per prendere le pastiglie e farmi pure una iniezione, una volta ogni mese. Ad agosto farò visita a mia figlia vecchia, la troverò indaffarata col marito a sistemare il giardino. Mi vedrà e mi aprirà il cancello e finalmente dopo quattro anni che non ci vedevamo ci incontreremo e ci abbracceremo. Li racconterò tutti i miei trascorsi e lei farà altrettanto. Finalmente faremo pace. Il S. Natale del 2015 lo passerò da solo. La casa, la bifamigliare è in vendita da parecchio tempo, una agenzia del luogo l’ha a disposizione. Voglio andarmene da quella casa, è stata la mia tomba per tre anni, ho troppi ricordi; è grande ed è difficile da pulire. Sempre per ordine del centro di salute mentale mi verrà assegnato un amministratore di sostegno dal tribunale di Padova che dovrà seguirmi nelle pratiche. Finalmente a marzo del 2016 c’è un acquirente interessato a comprare la casa. L’agenzia mi dice che è interessato. Si avvieranno le procedure, il cliente verrà spesso in visita nella casa per organizzare la vendita. Intanto mi dò da fare per la ricerca di una nuova casa, e la trovo ad Albignasego. Il 4 luglio del 2016 farò il trasloco nella nuova casa. Sempre nello giorno, di pomeriggio ci sarà il rogito dal notaio, sarò presente io, l’amministratore di sostegno, la mia ex moglie e gli acquirenti. Mi pagheranno con un assegno circolare, il prezzo concordato della casa. Di fronte al notaio la somma verrà divisa, una parte da dare a mia moglie e l’altra metà a me. La metà dei soldi spettanti a me prenderà possesso il mio avvocato, l’amministratore di sostegno che li depositerà in banca aprendomi un conto corrente a nome mio. Con il mobilio nella nuova casa e le utenze da aprire, per un periodo di un mese alloggerò in un albergo della Guizza pagando 50 euro al giorno. Verso la fine di agosto prenderò possesso della nuova abitazione. Ho un contratto di affitto di un anno e mezzo; è una bella casa, una trifamigliare al piano terra con un giardino, con due camere, un gran soggiorno con angolo cucina e il bagno. Pago 650 euro di affitto al mese. Sono comodo ad Albignasego e alla città, cosichè i miei spostamenti li faccio più in bicicletta che in auto. La mia salute sembra risentirne, sembra darmi un attimo di tregua, stò un po' più meglio del solito, mi muovo di più, giro in bicicletta, mi dò da fare per una ricerca di un lavoro, frequento un gruppo di persone presso il centro. Frequento la biblioteca di Albignasego che mi da la possibilità di andare in internet e spedire qualche curriculum. A novembre farò le pratiche per la revisione della patente di guida. A dicembre sarò in commissione medica e tutto andrà bene, mi daranno la patente per un altro anno. Devo convincermi che la revisione della patente è normale, prendo una pastiglia alla mattina, sono seguito dal centro e sono un invalido civile. A Natale del 2016 come mia consuetudine lo passerò in solitaria. A gennaio del 2017 faccio domanda di riammissione in servizio nella scuola ai sensi dell’art. 516 del D.L.vo 16/4/94 n. 297 e dell’art. 132 del D.p.r. 10/1/57, n. 3 da presentare entro il 15 di gennaio; farà seguito la risposta negativa, di rigetto, da parte del provveditore. Il 2017 lo passo tranquillo nell’ambito della salute, sto bene, mi muovo in bicicletta, uso pochissimo l’auto; il 2017 non ha particolari ricordi per essere ricordato. Solo uno e, cioè che ho dovuto dare a mia moglie, d'accordo col mio avvocato 10.000,00 euro, (mia moglie ne voleva 30.000,00) quale risarcimento per le spese di affitto che ha dovuto sostenere, quando è andata via. Darò inoltre 3.000,00 euro per la parcella all'avvocato. A novembre farò di nuovo le pratiche per la revisione della patente e a dicembre sarò chiamato in commissione e mi daranno la patente per un’ altro anno. Per molte volte intervengo presso il centro per parlare con l'assistente sociale per via che mi trovi un lavoro, ma non ci sarà seguito per via che il momento è delicato e non c'è lavoro. Mi verrà dato l'opportunità di un lavoro alla mattina per tre volte alla settimana in una cooperativa, prendendo 60 euro al mese. Sono più i soldi per la benzina che il guadagno. Il S. Natale del 2017 lo passo da solo, faccio i regali alle nipotine; ma l’ultimo dell’anno lo passerò da mia figlia Deborah. Sono contento di questa iniziativa da parte di mia figlia, vuol dire che mi vuole bene ed è già qualcosa. A marzo del 2018 sarò alla ricerca di una nuova casa, il contratto d’affitto scade a aprile e devo premunirmi per tempo. Troverò tramite internet una casa sempre ad Albignasego: è una cucina, un bagno e una camera con due terrazzini e un garage. Per me va bene e il prezzo è di 500 euro al mese, un po' meno dell’altra. Trasloco il 10 maggio e prendo possesso della nuova casa. Devo abituarmi a stare in appartamento, non ci sono mai stato, ho trascorso la mia vita in case indipendenti e per me questa è una novità. Ad oggi, mentre sto scrivendo, sto sopportando la maleducazione di quelli che mi abitano sopra: colpi sul pavimento, spostamento di divani e di sedie; battimento di un tappeto sul poggiolo. La solita maleducazione dei prepotenti. Non c'è rispetto per le persone altrui! La mia quotidianità è normale, mi sposto ancora con la bicicletta, faccio la spesa in bicicletta, uso poco la macchina; mi reco tutte le mattine presso il centro per la pastiglia, sono alla ricerca di un lavoro, frequento il cpi; ho 62 anni e dovrò lavorare fino a 67 anni, altri cinque anni, quando andrò in pensione con la pensione di vecchiaia. Se avessi continuato a lavorare nella scuola sarei andato in pensione adesso con 38 anni di contributi. Nessuno si cura di me. Alla domenica faccio le pulizie, una lavatrice, faccio il bagno e vado a Messa dai padri cappuccini di S. Leopoldo. Il mio amministratore mi paga l’affitto di 500 euro al mese, mi da 600 euro al mese per il vivere e, da questi pago le bollette e il mantenimento dell'auto, il tutto con i soldi che ho, finché ce ne sono, poi non so cosa farò! Se non li avessi avuti, avrei fatto il barbone. Per fortuna che sono arrivato a 62 anni, ringrazio il buon Dio di quello che mi ha dato, nonostante tutto mi ha fatto vivere e dato forza. Ho da poco finito, qui a settembre del 2018 un corso di disegno Cad 3D di 60 ore con l’ausilio dell’assegno per il lavoro che avevo diritto, essendo disoccupato. Quando posso, vado in internet, guardo le offerte del lavoro del cpi e mi iscrivo, ma non ho buoni risultati e credo per via dell’età. E' di questi giorno la visita col medico curante del centro di igiene mentale per metterlo al corrente di interrompere la terapia della pastiglia mattiniera e della fiala ogni mese, di essere in grado di stare bene e quindi di essere lasciato libero: farà seguito il suo consiglio di continuare con la cura. Secondo il mio parere non vogliono lasciarmi andare via, per poter lavorare, se no, cosa farebbero? A novembre avrò l’ ennesima revisione della patente e ancora soldi e tempo da spendere. A mia figlia ho detto che non siamo immortali, e prima o dopo arriva sempre l'ora: se mi dovesse succedere qualcosa, voglio un funerale semplice, il canto del "Silenzio", il volo di una colomba, essere cremato (darò disposizione la mia volontà con un atto scritto all'autorizzazione dell'Ufficiale di Stato civile che le mie ceneri non siano chiuse in una urna, ma disperse in mare o ai monti dall'esecutore testamentario che indicherò), quindi nessun loculo al camposanto per ricordarmi: voglio essere dimenticato! Se dovessi diventare vecchio e rimanere in carrozzella e posteggiato in qualche casa di riposo, preferisco morire! La scuola (stato) mi ha proprio rovinato la vita e il matrimonio per mancanza di lavoro! Non meritavo tutto questo, non ho mai fatto del male a nessuno.  Credo che la politica, questa brutta bestia, che io non ne facevo parte, voluta dal preside bossing del Gramsci, abbia influenzato il lavoro nella scuola e sia uscita nella società investendo la mia vita affettiva della mia famiglia e la mia personalità fino a distruggerla. E, poi l'avvento del computer nel 1990 ha condizionato la mia carriera di disegnatore al tavolo, cambiandola e costringendomi a trovare un'altra occupazione non consona alle mie aspettative. Se avessi sempre lavorato come disegnatore al tavolo non avrei conosciuto la disoccupazione, perché di lavoro come disegnatore avrei sempre trovato. E, qui vorrei lanciare un messaggio e, se cioè, ci sia qualche anima buona che mi segnali un lavoro, (potete scaricare il mio curriculum vitae), ho bisogno di lavorare non solo fino a 67 anni come la legge Fornero prevede (discutibile, una volta si andava in pensione a 60 anni), ma per stare bene di salute, un uomo ha bisogno di lavorare!; se andassi in pensione adesso, il prossimo anno prenderei 1.200,00 euro al mese con 38 anni di contributi, se avessi continuato a lavorare nella scuola, ma siccome ne ho 18 di contributi andrò a 67 anni. Sulla fede ho i miei dubbi, a volte sono fedele, a volte ho una certa perplessità di come Dio permetta che un suo figlio abbia un mondo ostile senza amore, viva solo, senza un lavoro, senza l'affetto di una donna, di una figlia con la prospettiva di una vecchiaia povera. Un frate mi ha detto che senza amore un uomo è come un fiore, appassisce. Cosa dovrei fare? Vivo solo e nessuno si preoccupa di me! Sono sette anni che sono senza amore da parte di una donna, forse dovrei cercarla, ma dove la trovo una donna che mi ami; c'è solo interesse al giorno d'oggi! Chi è che mi vuole, "vecchio" e senza un lavoro? E’ di questi giorni e, cioè da quando hanno compiuto gli anni le mie figlie, il 21 e il 27 di settembre, a cui ho regalato una pianta, di programmare l’opportunità di un incontro con la figlia più giovane che sono tre anni che non la vedo. Lei, ha riferito che sarebbe d’accordo per l’incontro, di mattina. Sono contento che ciò avvenga, vedremo il da farsi nei prossimi giorni. Ero rimasto d'accordo con la figlia più vecchia che mi fosse dato l'indirizzo della figlia più giovane a cui recapitare la pianta, lei non ha ritenuto darmelo. Quindi non so dove sia mia moglie e mia figlia. In questi giorni ho partecipato ad una selezione indetta dal comune di Albignasego che cercavano 15 lavoratori disoccupati per lavori socialmente utili nel settore ausiliario (11) e amministrativo (4). Ho scelto l'amministrativo e sono arrivato settimo nella graduatoria, quindi niente lavoro. Scrittore occasionale, ho finito il mio libro autobiografico sul mio dramma di 25 anni di ingiustizie. Il titolo è eloquente, si intitola "Il Mobber" e racconta la mia storia di persecuzione dentro e fuori la scuola. L' 8 novembre presso il tribunale di Padova, col mio avvocato ho sottoscritto il verbale di divorzio; non volevo firmare perchè non volevo concedere il divorzio a mia moglie perchè si sposasse dopo tutto il male che mi ha fatto. Il giudice mi ha riferito che se non avessi firmato, avrebbe concesso il divorzio a mia moglie lo stesso (poveri uomini!), quindi ho firmato e, ora è finita e non ho più lacrime da versare. Voglio lasciare tutto alle spalle, i brutti ricordi le sofferenze e ricominciare, senza rimpianti e lacrime. Ho la coscienza a posto, ho fatto il mio dovere di marito e di padre di famiglia e, credo di aver dato molto! Sono tranquillo, non ho usato violenza contro mia moglie, semmai è stata lei che mi ha picchiato col manico del coltello, e non l'ho nemmeno denunciata perché ancora le volevo bene! Mia moglie e la mia figlia più giovane mi avrebbero lasciato per il mio "comportamento inusuale e strano" che avrei avuto di "follia anticomunista" (verissimo); ma mia moglie mi ha lasciato perché aveva un lavoro, era indipendente e poteva permetterselo di lasciarmi; se non avesse avuto un lavoro non mi avrebbe lasciato! Le donne italiane, ultimamente sono diventate fredde, egoiste (per via che lavorano), non amano più il loro uomo e lo lasciano con troppa superficialità. Da qui i femminicidi perché l'uomo non si rassegna alla fine del rapporto e subentra la violenza. Prima di Natale ho riavuto la patente per un altro anno, ma con alcune restrizioni e, cioè che non posso superare i 20 km, da casa mia, allucinante! Ho trovato una dottoressa che aveva la giornata storta. Mantenere una macchina con bollo, assicurazione, revisione, revisione della patente ogni anno, manutenzione e benzina non ha più senso ora se i chilometri che devi fare ogni giorno sono 20. Forse è meglio che la venda e mi sposti in bicicletta o con l'autobus. A Natale farò visita al parroco della mia parrocchia perchè mi aiuti nella ricerca di un lavoro. Mi dirà che di lavoro non è ha e che verrà a benedire la nuova casa e a parlare con me. Siamo ad Aprile e non l'ho ancora visto! Il S. Natale l'ho passato nella comunità di S. Egidio e l'ultimo dell'anno da solo. Il 3 gennaio mi sono recato al Gramsci, la scuola dove ho subito il mobbing nel 1994 e con sorpresa sono venuto a sapere da un bidello che il servizio fotocopie è stato spostato al piano terra, non più nel laboratorio di Fisica! E, che il Gramsci è diventata una scuola succursale, non più un istituto superiore! Quindi avevo ragione io col preside del Gramsci (il mio persecutore) che non poteva mettere un servizio fotocopie nel laboratorio di fisica, non era consentito! E su questo era nato la mia incomprensione, la mia dequalificazione e la mia persecuzione. Sempre a gennaio del 2019 farò ancora domanda di riammissione in servizio nella scuola ai sensi dell’art. 516 del D.L.vo 16/4/94 n. 297 e dell’art. 132 del D.p.r. 10/1/57, n. 3 da presentare entro il 15 di gennaio al provveditorato di Padova per un lavoro: a tutt' oggi 10 marzo 2019 non ho ricevuto nessuna comunicazione a riguardo. Per la festa del papà ho fatto visita alla figlia più vecchia, mi ha fatto gli auguri; mentre la giovane non si è fatta sentire. Continuano le molestie dei vicini di casa che io chiamo semplicemente assassini, quelli del piano di sopra con colpi sul pavimento che mi fanno sobbalzare! Ieri sera ai colpi sul pavimento ho risposto con le rime e, questi per risposta sono venuti alla mia porta a battere coi pugni inveendo e dirmi che vada in una casa di riposo! Sono stufo, questo è bullismo, o li denuncio, o dovrò andarmene anche questa volta dalla violenza. La prepotenza vince sempre in questo paese! Il 26 aprile ho avuto un incontro con l'assistente sociale del mio paese: è stato un colloquio interessante! Per il lavoro mi avrebbe detto che ci sono problemi nel trovarmi un lavoro per via dell'età e, di rivolgermi all'assistente sociale del CIM. Per la casa mi avrebbe detto di aspettare la fine dell'anno quando esce il bando e fare domanda. Poi, mi avrebbe detto di vendere l'auto che è una spesa eccessiva per i chilometri che faccio che sono pochi. E, di farmi l'abbonamento e di usare i mezzi pubblici. La S. Pasqua l'ho passata da solo, tranquillo, nel pomeriggio sono andato a Messa. Il lunedì dell'Angelo idem. Il 25 aprile mi ha invitato mia figlia Deborah, la più vecchia a casa sua a mangiare. Sono stato contento. Ho passato alcune ore in compagnia con loro e mi sono divertito con le nipotine.

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Maurizio anni '50 e '60
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